Cera un’avvolta…

Oggi vorrei raccontare una storiella, una di quelle che non hanno né capo né coda. Potrei cominciare così:

  • C’era una volta….
  • Un RE
  • No, miei cari lettori, (questo inizio mi ricorda qualcosa voi che dite? forse la storia di un burattino di legno?), questa storia inizia “a volte” in un modo e “avvolte” in un altro. Dipende sempre da chi sta raccontando. Non ci credete? Beh, provate ad esempio a fare questa domanda ad una maestra, così come fanno i bambini:

  • maestra, maestra, come si scrive quella parola che spiega se ogni tanto voglio fare qualcosa?

  • Cari bambini, si scrive “A VOLTE”, con uno spazio tra le due paroline A e VOLTE, ma perché mi fate questa domanda?
  • maestra, maestra, perché quella bambina laggiù, quella così bianca che sembra immacolata, si ostina a dire AVVOLTE.
  • Bambini, non insistete, imparerà quando sarà più grande.

Qualche tempo dopo, vuole il caso, che con un compito in classe la bambina immacolata, è riuscita a fare senza ombra di dubbio il tema più corretto che avesse mai fatto. Senza errori, con la punteggiatura nei posti giusti, avverbi e apostrofi corretti.

  • ahi ahi ahi, cara la mia bimba immacolata, questa non è farina del tuo sacco!

Cosa avreste fatto voi al posto della maestra?

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